Da Escher non si esce

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La distanza fa i propri sogni e la realtà è chiamata azione.

Ad ogni viaggio che faccio, breve o lungo che sia, immagino scenari di vita possibili:

Lo sguardo vaga tra il bianco delle rocce e lo svolazzare delle grandi farfalle dalle ali nere – con macchioline bianche – al mostrarsi di un sole altalenante tra le nubi.
In lontananza si staglia l’antico edificio, la torre di Bob, le casette – le une abbracciate alle altre, che si susseguono lungo il percorso che ho amato percorrere a piedi nudi per sentirne essenza e vibrazioni.
Castrovalva con il suo profilo corre ritto verso il cielo, e rimane li… sospeso nel nulla e nel tutto, dondolando dolcemente.

Lo scorrere veloce del vento tra le fronde e le pietruzze mosse dai miei passi, sono gli unici rumori che odo nelle prime ore del mattino, poi il vociare si fa più fitto. Incontro lo sguardo di tutti i miei compagni di avventura, e sorrido.

Da quando ho mosso i primi passi lungo il sentiero ho perso tutti i miei riferimenti. Forse sarà semplice suggestione, ma d’un tratto mi sembra che il vento porti al mio orecchio domande che da tempo ho lasciato senza risposta.  Mi fermo, mi guardo attorno, mi sporgo in avanti socchiudendo gli occhi e concentrando tutta la mia attenzione sui suoni che mi circondano.

Ora anche il vento è calato.

Cavolo, di posti come questo ne avrò visitati tanti, alcuni anche ben più strani per non dire pericolosi. E’ l’atmosfera nella quale, a mia insaputa e senza volerlo, galleggio da quando sono giunta che mi sta tirando un brutto scherzo. Filamenti di magia corrono ad aggrovigliarsi alle mie caviglie e ai miei polsi trascinandomi in un viaggio che non è più tra le strade del borgo, ma dentro me stessa.

Prospettive distorte è una fiaba d’estate che ci insegna che Il coraggio non vuol dire non avere paura. Coraggio vuol dire non permettere alla paura di fermarti. E’ una favola rivolta a tutti quelli che pensano e dicono in continuazione di sentirsi persi, di non sapere più chi sono. A chi crede sempre un po’ meno in se stesso e un po’ di più nei propri difetti. Non pensiate di essere difettati o deboli: è giusto sentirsi così, ogni tanto. Ma per rimettere in ordine la propria vita bisogna partire dalle basi, che di solito sono quelle che fanno più male a muovere, a scardinare.

Nel momento in cui mi ricordo i miei valori, la scelta viene da sè. Ricordatevi chi siete, da dove venite e che tutto ciò che non vi piace beh.. solo voi avete il potere di cambiarlo, se davvero lo volete.
Avete davanti una vita per sistemare ciò che non vi rende completi.. per poi magari capire lungo la strada che la vita supera di gran lunga le aspettative dei sogni. Limiti che si trasformano in sfide e ostacoli che diventino nuovi traguardi.

Prospettive distorte per me ha significato proprio questo e mi ha aiutato… sembrerà strano, ma più che un festival è stato per me un percorso terapeutico di consapevolezza del se.

Ci sono momenti in cui lo specchio ci rimanda immagini che non ci piacciono di noi stessi. Quei momenti che sempre passano nella vita di tutti. E troppo spesso ci innervosiamo finendo per peggiorare la situazione. .. quello che ho imparato io è che in questi momenti qui bisogna abbracciarci di più. Bisogna chiedere – avere il coraggio di chiedere – a chi ci sta accanto di avere pazienza e sostenerci un pizzico di più.

Avere gente accanto più simile a se, che lavora e crede nella propria passione, che crea arte e bello, che condivide con te racconti, esperienze, paure ed emozioni, o anche solo una birretta in silenzio all’ombra. Bisogna non prendere di punta questi momenti ma lasciare che ci avvolgano.

(solo) due mattine per avere nuovi rituali… E a pensarci bene sono proprio i rituali che ti coccolano, ti consolano, danno un ritmo ad ogni quotidianità. A volte bisogna crearsene di nuovi, anche passeggeri. Altre volte bisogna ricordarseli. Bisogna adattarli a tutte le vite che ci troviamo a vivere nella nostra vita.. e loro sono lì: flessibili e malleabili nella loro ricorrenza.

Da sempre la figura e l’opera di Escher sono state oggetto di citazioni, recuperi e riferimenti nella musica, nel cinema, nell’arte stessa. Tra le citazioni più recenti in Italia c’è un brano di Caparezza, Fai da tela, dove, oltre a menzionare diversi altri artisti, il cantante recita “da Escher non si esce” sintetizzando così l’effetto rompicapo che sortiscono le opere dell’incisore olandese… ecco… anche da Castrovalva non si esce… per niente.

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Il Souvenir perfetto: UN PEZZO D’ABRUZZO

Dopo circa tre millenni di insediamenti umani nella regione abruzzese si sono formate nel tempo delle importantissime tradizioni che riguardano le pratiche artigianali, diventate oggi addirittura un’arte riconosciuta a livello internazionale per la bravura dei suoi artefici, come ad esempio l’orafo Nicola da Guardiagrele che visse nel Rinascimento oppure gli artisti della maiolica di Castelli, le cui creazioni si possono addirittura visitare al British Museum e all’Hermitage.

Ogni cosa prende forma sotto l’operato attento e accurato degli artigiani della regione, i quali riescono a trasformare semplici elementi naturali e ambientali in attrezzi lavorativi, arnesi, ornamenti e varie altre cose.

Dalla maiolica alle strutture metalliche, da materiali lignei alla lana e alla pietra, in Abruzzo vengono creati oggetti che spiccano per l’originalità e naturalmente per la bravura dei loro artisti, che sin dai tempi più antichi hanno perfezionato questa tradizione artigianale e l’hanno trasmessa ai loro eredi fino ai giorni nostri.

In qualunque settore si lavori, infatti, elementi tradizionali e storici camminano sempre di pari passo per indicare il modo di operare più valido, e questo vale per qualsiasi lavoratore che dimora e svolge il suo operato in Abruzzo, sia che esso lavori l’oro, la ceramica, il legno, la lana, il rame o la pietra.rossa_4.jpg

Per quanto riguarda la lavorazione dei tessuti spicca per importanza quella della lana, di cui la regione è ricca, e che ricopre un posto decisamente alto nel commercio abruzzese. Conosciute a livello nazionale, le tarante, cioè le variopinte coperte prodotte a Taranta Peligna, sono lavorate anche ai giorni nostri secondo la vecchia tradizione.

L’arte tessile che ha dato origine a questa particolare coperta ha una storia antica che affonda nel Medioevo ed è legata alla vita delle popolazioni montane che vivevano di pastorizia: mentre gli uomini stavano fuori per  lunghi periodi, le donne rimanevano in casa a tessere. La tessitura si sviluppò soprattutto a Taranta Peligna, piccolo paese situato nel parco della Majella, che godeva di una posizione privilegiata tra due importanti vie commerciali: il tratturo Magno dove transitavano le greggi,e la Via della Lana che univa Firenze e Napoli. Ma anche l’abbondanza delle materie prime necessarie ha giocato un ruolo importante: le sorgenti di acqua purissima, il legname, le piante tintorie sono indispensabili nel processo di colorazione della lana che doveva bollire dentro grandi recipienti con il mordente e le varie piante, ognuna scelta per la tonalità cromatica.
Già nel tardo Medioevo si hanno notizie di lanifici e il paese divenne presto un fiorente centro commerciale e tessile. Taranta Peligna divenne famosa in tutta Europa perché lì si realizzava il panno di lana nera infeltrita utilizzato per le mantelline dell’esercito borbonico, ma anche le ‘ferrandine’ stoffe pregiate di lana e seta per tappeti, arazzi, coperte.blu_3.jpg

Nell’Ottocento nasce la famosa coperta abruzzese pezzo indispensabile del corredo della sposa.

rossa_3.jpgDa qui l’idea di Nodi d’Autore di creare un piccolo tessuto in purissima lana d’Abruzzo, tinta e tessuta a mano, un souvenir d’amore carico di storia, amore e passione… in una piccola scatola… per info e prenotazioni nodidautore@gmail.com

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Chi è Nodi d’Autore

Ogni qualvolta mi viene chiesto di parlare di me e di ciò che faccio entro subito nel pallone.
E’ molto difficile presentare se stessi al prossimo ed è altrettanto difficile parlare  di qualcosa che ci sta particolarmente a cuore, un po’ come i concetti astratti, un po’ come le emozioni
Sono una persona estremamente precisa, ma ho una parte di me diametralmente opposta alla precedente che ha un peso alquanto rilevante: è il mio lato estroso, irrazionale, caotico, disordinato, colorato … Vivo di ambivalenza e  ho due aspetti distinti che si fondono in un’unica entità, questa dualità me la ritrovo impressa sul volto fin dal mio primo giorno di vita (ho una strana voglia che mi rende a detta di chi mi conosce “ancora più diversa”: ho un sopracciglio e un ciglio nero turchino, ed un sopracciglio e un ciglio biondissimi)

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Un po’ come Alessandro Magno che era caratterizzato da eterocromia, una peculiarità somatica di individui i cui occhi hanno un’iride di colore diversa dall’altra aveva un occhio di un colore e uno di un altro. Alessandro, naturalmente, essendo secondo la leggenda per metà uomo e per metà dio (il padre adottivo sarebbe stato Filippo II, il padre spirituale il filosofo Aristotele e… il padre naturale lo stesso Zeus) doveva, a differenza dei comuni mortali, tale particolarità al fatto che con l’occhio azzurro si richiamava al cielo, alla sua metà metafisica, con l’occhio scuro si richiamava alla terra, alla sua metà mortale. Non che voglia paragonarmi a lui, ovviamente, ma un po’ di storia non fa mai male.

Più che ad Alessandro sono stata definita un’Alice contemporanea.

Nodi d’autore è nato nel momento (penso) peggiore della mia vita per alcuni versi e migliore per altri, un vero e proprio fulmine a ciel sereno, inizialmente preso un po’ sotto gamba, molto spesso lasciato in disparte, ignorato, … Talvolta – lo ammetto –  ho anche provato a liberarmi di Lui, ma mi rendo conto che liberarmene significherebbe privarmi di una parte di me stessa che mi tiene in vita e che mi fa credere che ci sia nel mondo una realtà fatta di colore, emozione, morbidezza, arte. 19656936_661439447374930_4335382741708645632_n.jpg

Non so se definirlo un lavoro: Io so che mi fa star bene quando sono impegnata a “fare” e creare e non mi fa star bene quando invece ho l’ansia da prestazione, ovvero quando mi vengono richieste e o commissionate opere e prodotti che non mi appartengono… Ed è proprio in queste circostanze che mi rendo conto che Nodi d’ Autore non è un lavoro creato per lucro, ma è un lavoro che serve a me stessa: un calmante per l’anima, che mi alleggerisce da problemi e inquietudini.

Ho iniziato poco più di quattro anni fa e da allora non ho mai smesso.

Ho iniziato creando braccialetti con perle in argento indiano di differenti soggetti (elefantini, tartarughine, stelline, cuori, etc) . Tutto nacque in concomitanza alla presentazione del libro di poesie di una mia amica… decisi di realizzare per quella occasione dei segnalilibro in fettuccia colorata e dei braccialetti, e portai anche alcuni scatti fotografici realizzati da me (sono appassionata di fotografia), da quel momento ho continuato a sperimentare e ad “intrecciare”.

Ho iniziato a lavorare a maglia senza l’ausilio dei ferri perché ritenevo di non essere in grado di saperli utilizzare perché li vedevo troppo complicati. Iniziai a realizzare le mie prime “opere” solo con l’ausilio delle braccia e delle dita (Arm knitting , Finger knitting). Il primo approccio con i ferri avvenne di li a poco: acquistai i miei primi ferri on line – ferri corti numero 12 in bamboo, circolari – ricordo il suono, il primo progetto – Ritmo e velocità, soddisfazione e gratificazione infinita nel poter indossare un prodotto pensato, creato, finito proprio da me – La grande passione ossessione di quel inverno è stata la realizzazione di infinity scarfts, Sciarpone, scialli…

Passavo giornate intere con mia figlia che giocava o che dormicchiava bevendo dal biberon e io che lavoravo armata di ferri enormi, filati naturali, tutto frutto di una meticolosa ricerca: il materiale doveva essere esclusivo, di qualità superiore – l’idea era quella di donare un prodotto unico ed esclusivo che sapesse di buono, di pregio, di natura. – 13620695_507865126065697_6402553548884863652_n.jpg

Nodi d’autore è impregnato di natura, difatti lo slogan non a caso è “Eleganti… naturalmente” perché troppi fronzoli non mi sono mai piaciuti, ma amo le linee essenziali, i modelli e i prodotti che non metti una volta e butti via, ma che durano e perdurano nel tempo e che sanno di casa. Io ci metto amore, competenza, indagine continua, studio… e si lo ammetto mi ci incavolo anche di tanto in tanto.

A questo punto ecco un’altra evoluzione se così posso definirla: dalla lavorazione con le braccia, a quella con i ferri, da quella con i ferri ai telai da lana lineari e circolari per realizzare la maglia tubolare e non – difficile da spiegare per chi non ha mai avuto un’approccio con questo genere di strumento… in commercio è possibile trovarne in plastica super colorata e sembrano quasi dei giochi per bambini, io ho iniziato a produrne di nuovi, in legno e metallo… e quei chiodini me li sono tatuati anche sulle falangi delle mani, per avere la passione oltre che dentro il cuore anche sotto la pelle, sulle mani.12651001_454694778049399_6077568711460559106_n.jpg

Durante l’estate mi sono cimentata nella lavorazione della lana corpo e anima.. ho ricevuto in dono un non proprio candido vello di pecora e da lì ho iniziato i miei esperimenti: lavaggio, cardatura, filatura, colore…sono andata fino a Pergine Valsugana dall’Abruzzo e da lì a un anno ho iniziato ad avere clienti che mi chiedevano di filare la lana delle proprie pecore per avere prodotti unici. 72362_446284335557110_7260759164695998166_n.jpg1933957_446640645521479_8698971695452787584_n.jpg

Tutte tappe obbligatorie per arrivare a quello che è il dono più grande che mi sono concessa: la tessitura, il telaio. Difficile ma non impossibile spiegare ciò che si prova, credo che guardare una donna o un uomo lavorare ad una macchina manuale da tessitura sia un’esperienza unica, E lavorare ad una macchina manuale da tessitura in prima persona… beh… ad oggi non so ancora descriverlo, ma verrà il momento.13082652_480704208781789_262125129417033106_n.jpg19510374_657852221066986_3811556839762698045_n.jpg

Ad oggi realizzo una quantità di accessori, capi, oggetti per la persona, la casa, l’apprendimento che a pensarci mi perdo. Unico elemento invariato che da coerenza al tutto sono i materiali sia quelli propri del prodotto che quelli utilizzati per il packaging: ogni cosa che realizzo viene presentata sempre nel migliore dei modi, anche se è un accessorio di uso personale e non necessariamente un regalo. Chi viene da me non deve specificare “è un regalo” oppure “fammi una confezione regalo”, il mio dono nel accogliere il cliente oltre che la realizzazione un prodotto di qualità, è l’amore e la cura nei dettagli da principio a fine.

 

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Sono consapevole del fatto che Nodi d’autore non è di facile comprensione: non è un’azienda, non è un negozio, non è un lavoro, ma sono semplicemente io e tutto ciò che mi appartiene: sogni, ambizioni, progetti, frustrazioni, paure, speranza, fede, passione… Nodi d’autore è Alessandra Madonna e Alessandra Madonna è Nodi d’autore.

Volevo affidare questa descrizione a qualcun altro perché come ho detto nelle prime battute per me è estremamente complicato promuovere me stessa e raccontarmi. Mi sono imbattuta in non poche difficoltà nel far comprendere la mia filosofia perché il prossimo (soprattutto quando si parla di attività commerciali) si basa prevalentemente su ciò che si produce, sul aspetto funzionale ed estetico del prodotto, sulle caratteristiche tecniche del materiale utilizzato, su numeri e fatturato… io credo che ci si debba focalizzare su altro e pensare più al lato umano, alla mente, alle mani… la mente che muove le mani…13934712_518473565004853_4618166032330876792_n.jpg

 

Da un po’ di tempo (un paio d’anni circa) l’insegnamento è un altro elemento che mi fa vivere meglio. Ad oggi è complicatissimo trovare qualcuno che insegni per la condivisione: nel momento preciso in cui io sto insegnando qualcosa te, tu lo stai facendo a tua volta, ed io sto accogliendo ciò che tu mi stai donando… ecco perché l’insegnamento è scambio non è solo un dare ma è un dare e ricevere, sempre.

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Non è ancora finita… la strada è lunga ed io non vedo l’ora arrivi domani, guardo al passato con piacere sempre e comunque, convinta che l’unico modo di fare un ottimo lavoro è amare quello che fai. Se non hai ancora trovato ciò che fa per te, continua a cercare, non fermarti, come capita per le faccende di cuore, saprai di averlo trovato non appena ce l’avrai davanti. E, come le grandi storie d’amore, diventerà sempre meglio col passare degli anni. Quindi continua a cercare finché non lo troverai. Non accontentarti.

 

Non accontentarti.

 

Alessandra “Nodi d’autore”

Progetto Sycamore

Lo scorso Maggio È stato presentato in conferenza stampa a Vasto il progetto europeo di economia civile e di comunione Sycamore, promosso da FormaMentis con il sostegno dell’amministrazione comunale.

L’idea del progetto Sycamore parte dalla convinzione di tutti i partner che senza una nuova cultura economica e del lavoro è difficile immaginare un futuro sostenibile. L’Economia di Comunione (EdC) risponde pienamente a tale desiderio, in quanto opera per stimolare il passaggio dell’economia e della società intera dalla cultura dell’avere alla cultura del dare e rappresenta una realizzazione concreta del fenomeno dell’economia sociale. E’ un progetto che impegna le imprese ad andare oltre la loro normale vocazione, inserendo tra gli scopi ordinari quello della redistribuzione della ricchezza mettendo in comunione i profitti secondo tre obiettivi: l’aiuto di persone in situazione di indigenza attraverso varie forme di intervento, tese all’inclusione comunitaria e produttiva; lo sviluppo dell’impresa e cioè il suo consolidamento, che porta alla creazione di nuovi posti di lavoro; la formazione continua e permanente dei lavoratori sulla cultura di comunione e del dare”.

“Nel primo anno di vita, l’obiettivo che il progetto Sycamore si propone di raggiungere è dunque la diffusione dei principi dell’EdC, soprattutto tra i giovani, nella regione Abruzzo e più specificatamente nella zona Pescara-Val di Sangro-Vasto attraverso varie azioni: la formazione di una nuova figura professionale Educatore/Facilitatore Placement Europeo; lo sportello informativo; la Scuola Popolare; laboratori esperenziali; seminari formativi all’interno dell’Università D’Annunzio presso la Facoltà di Economia”.

Ho preso parte alla lezione svoltasi presso la pinacoteca del Palazzo d’Avalos nella giornata di ieri 23 Giugno e credo che tornerò per seguire anche le lezioni successive.

Ho trovato questo incontro stimolante e molto interessante.

Io credo che la coesione sia un input per produrre qualità, e il contrario non è vero. Da qui viene fuori il tema dell’artigianato, che incorpora plasticamente la dimensione della qualità dell’Italia. Se è vero che la qualità postula la coesione sociale, è anche vera una prospettiva di sviluppo che si costruisce sull’artigianato, sull’artigianato digitale e sul Made in Italy, che non possono prescindere dalla socialità.Levee0.jpg

Un altro elemento che vedo fortissimo è che queste nuove forme di produzione incorporano anche delle nuove modalità di aggregazione: I fablab, i co-working o le botteghe non sono i nuovi circoli Acli o Arci, ma in qualche modo chi vi partecipa risponde anche a una domanda di fare e non solo di senso. Che si traduce nel fare insieme, in una dimensione fisica di prossimità.

Lo sviluppo delle nuove comunità passa per l’artigianato, e l’homo faber è il fulcro di questo nuovo paradigmaIW_BevilacquaTessuti_2.jpg

 

Di cosa vuoi occuparti da grande?

Credi in te stesso e’ il nuovo mantra per questa seconda metà del 2017.  Non esistono più scuse! In questo ultimo mese  e’ cambiato il cielo, così come la mia percezione del futuro. Per troppo tempo ci capita di restare fermi sulla rampa ad osservare alcuni eventi – professionali e non –  come se fossero immagini di un film. E’ necessario tornare ad essere protagonisti: solo in questo modo le risposte iniziano ad arrivare – proprio perché nella maggior parte dei casi sei tu a porre le giuste condizioni per il “lancio”…Proponendoti in nuove realtà lavorative, cercando sponsor per una tua iniziativa, o semplicemente mandando in giro un curriculum che ora “pesa” di più.

Io sto iniziando a crederci sempre di più,

Inizio a parlare di ciò faccio con chiunque e chiunque resta sbalordito: così giovane e fai la maglia? – così giovane e hai un telaio? – così giovane e ti interessano certe cose?  Come se ci fossero passioni e lavori prerogativa di persone di una certa età o di un determinato sesso. Mia figlia ama giocare con costruzioni e macchinine e non ama particolarmente le bambole… anzi credo che non ne possegga neppure una.      Quindi ama te stesso per ciò che sei e cura non ciò che vuoi essere nella vita ma ciò a cui ti vuoi dedicare nel corso della tua vita, che è diverso!                                                         Il prossimo passo sarà prepararmi per questo inverno e proporre nuovi capi e prodotti accomunati dai due elementi che contraddistinguono Nodi d’autore : qualità e natura. 

Riflessioni di un Martedì qualunque.

Domenica sono riuscita finalmente a sistemare “la stanza del telaio”… la stanza del mio amore/passione.

Mi affascina il telaio come strumento, per la sua forma, per la complessità di ogni sua singola parte.

Vedere tanti fili di ordito mossi dal movimento dei piedi intrecciarsi con le trame, e magicamente osservare nascere disegni e forme.

Nei paesi arabi e scandinavi anche gli uomini usavano e usano il telaio …senza creare nessun stupore. Stupore che creo oggi quando dico di essere una aspirante “tessitrice”.

Per quanto riguarda le tecniche tradizionali della tessitura, mia insegnante eccezionale per  disponibilità nel rispondere a tutte le mie domande e alla fame di conoscenza sulla tessitura tradizionale è Valeria Belli (Filiforme). Per le tecniche più complesse e moderne e lo studio del tessuto il mio punto di riferimento è la Curiosità continua e la voglia di sperimentare. telaio_2.jpg

Mi piace giocare con i colori adattandoli alle nuove esigenze , creare nuovi disegni. Questo cercando di non modificare troppo i disegni tradizionali e in particolar modo la struttura del tappeto o di altri manufatti (spesso per far in modo che il progetto sviluppi velocemente e si impieghi il minor tempo possibile, viene modificato il disegno e vengono utilizzati sia ordito che trame molto grosse, facendo perdere così al manufatto le caratteristiche tradizionali.)
Mi piace realizzare tessuti che fanno parte della tradizione Abruzzese, ma sempre fondendo la tradizione alla ricerca di nuove tecniche. Anche se poi ho capito nel tempo che partendo dai paesi scandinavi e arrivando all’Africa al Sud America, ai paesi Arabi, possono cambiare i disegni e l’abbinamento dei colori o la struttura dei telai, ma le tecniche di tessitura spesso sono simili se non uguali.

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Che poi… Partendo dai disegni dei lavori tradizionali, ma anche nei tessuti che realizzo, nei materiali, nei colori…In ogni gesto e battuta di cassa c’è Abruzzo! Anche il semplice andare a prendere i materiali è un viaggio all’interno del mio territorio. Ogni volta una nuova scoperta e nuove idee e nuove conoscenzeRoberta Castiglione.

Perché nessun posto è come casa e il materiale che più mi dà soddisfazione e ritengo più fedele è la Lana… se naturale, ancora meglio!fcdf36afa8c218bde19a3a11f67211b1.jpg

ho un rapporto molto particolare con il mio telaio… ogni volta che lo guardo o che passo accanto alla stanza che lo accoglie mi affascina … mi affascina guardarlo, toccarlo: è come se fosse vivo e ci potessi anche parlare. è un telaio scandinavo di una sobrietà unica… così elegante, così accogliente.

Levee0.jpgRosa1.jpgCredo fermamente nella riscoperta della tessitura manuale e ad alimentare questa convinzione sono le tantissime persone interessate ai corsi.

Da parte dei giovani c’è una riscoperta di tutto questo e il telaio, per grande o piccolo che sia, affascina sempre tutti, adulti e bambini. Il mio sogno è quello di poter insegnare le tecniche tradizionali e trasmettere e tramandare questo mio amore, questa mia passione.

Spero sempre che anche a livello politico qualcuno si ricordi della nostra esistenza e che non si accorgano di noi solo quando avrà chiuso anche l’ultimo laboratorio tradizionale e rimarranno solo telai meccanici.

 

La tradizione va portata avanti…

 

Buona estate Ragazzi

Ogni tanto ho un pensiero per voi… soprattutto per i più piccoli, sempre affamati di nuovi progetti… e adesso che la scuola è finita S B I Z Z A R R I T E V I  !

 

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prendete un telaietto a cornice (potete trovare kit completi – ago matasse pettine …. – e non sulla mia pagina Facebook e instagram ed ordinarli scrivendomi direttamente al indirizzo di posta elettronica nodidautore@gmail.com) e mettetevi comodi. Vi occorrono forbici, filato ago da tessitura pettine e fantasia.

i fortunati che hanno avuto la possibilità di seguire un corso direttamente con me sanno che è possibile buttare prima nero su bianco un piccolo progettino da poter eseguire prima di iniziare il lavoro… così da avere delle linee guida durante il lavoro…

 

wrap-a-loom-2.jpgscegliete il filo di ordito che servirà a dare struttura al vostro tessuto e dopo aver realizzato un cappietto aggrappatelo ad un dentino del vostro telaietto, fatte un doppio nodo ancorandolo per bene e…wrap-a-loom-3.jpg

…iniziate a passarlo da una estremità all’altra mantenendo la giusta tensione.. (ragazzi… i fili di ordito devono suonare come le corde di una chitarra… ma non troppo! trovate un giusto compromesso 🙂 )

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a questo punto fermate con un doppio nodo il vostro ordito, tagliate e … ecco pronta la base del vostro tessuto… o come dico io lo scheletro del corpo del vostro progetto.wrap-a-loom-5.jpg

Cartoncino si, cartoncino no? dipende da quello che andrete a realizzare … in ogni caso soprattutto per chi è alle prime armi, per non trovarsi in difficoltà una volta chiuso il lavoro è sempre meglio lasciare un po’ di respiro alle estremità, altrimenti vi troverete a litigare con il lavoro a chiusura.

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adesso prendete il vostro agone (per lavori così piccoli la classica navetta è sconsigliata, a meno che non vogliate realizzare un tessuto monocromatico… allora vi converrà caricarla – scriverò un articolo appositamente per questo – in modo tale da non dover trascinare al vostro seguito metri e metri di filo ogni volta) e inseritelo saltando un filo di ordito in modo alternato: uno si…uno no…uno si… uno no….

 

mi raccomando alla Cimosa (estremità destra e sinistra) non tirate troppo… e non stringete: evitare il tanto antiestetico effetto a clessidra 🙂

 

IL LIMITE NON ESISTE…. SOLO FANTASIA…..!!!!

 

wrap-a-loom-8.jpg  buona estate ragazzi!!!

andate al mare e nei parchi… correte a piedi nudi… rilassatevi sotto il sole… ridete tanto… abbiate pensieri positivi… non andate a letto troppo tardi… bevete tanta acqua e dedicatevi ai lavoretti manuali… avrete una vita intera per essere attanagliati dallo stress di telefoni, pc e tecnologie 😀

 

Alessandra

Nodi d’autore

Maggio d’Autore e Natura

Torno a scrivere dopo tanto,

sono stati mesi carichi di impegni, pensieri e cambiamenti, stanchezza e affanno.

E’ bello volare di nuovo, sulle ali di nuove ambizioni, sogni e desideri che mi porteranno (si spera) lontano. Da un paio di settimane a questa parte è come se avessi ritrovato la definizione dei miei orizzonti…

contorni più precisi e concreti.

Volere è potere, ed è importante a questo punto esprimere chiaramente i miei desideri e, di conseguenza, metterli a fuoco prima di tutto con me stessa.

Chi mi segue su Instagram (nodi_d_autore) sa benissimo che da questa primavera ci aspetta un cielo nuovo, completamente diverso, più leggero e generoso, più fertile nell’accogliere nuovi progetti, collaborazioni e cambiamenti, date e appuntamenti da non perdere.

Questa Domenica 14 Maggio vi aspetto nella mia città natale, Vasto (ch), in occasione di Officinali 2017 organizzato da Officine in fermento , presso il Palazzo d’Avalos

In occasione di questo evento propongo una tessitura leggera semplice e naturale per dilettanti e non.

Porterò dei kit estremamente Minimal e pratici da poter portare con se in qualunque circostanza, filati e aghi morbidi da tessitura, il tutto in una filosofia che sposa semplicità e natura.

Weaving loom con Merenda (1′ lezione) costruiamo assieme un piccolo wall hanging

Ci sono posti del cuore che considero isole di pace, in questi luoghi mi rifugio per ricaricare le pile o semplicemente per assorbire la quiete necessaria per affrontare il quotidiano. Nella giornata di ieri ho voluto condividere una di queste isole con alcune di voi che hanno risposto alla mia “call”… Verde Bios ci ha ospitate e coccolate per tutto il pomeriggio tra oli essenziali, tisana di benvenuto e una merenda gustosa (tutto rigorosamente Veg). Io ci ho messo fili, telai e passione, voi mi avete mostrato e prestato attenzione, interesse, curiosità ed entusiasmo. Grazie Ragazze, Grazie Stefania e Luigia, Grazie Verde bios