Da Escher non si esce

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La distanza fa i propri sogni e la realtà è chiamata azione.

Ad ogni viaggio che faccio, breve o lungo che sia, immagino scenari di vita possibili:

Lo sguardo vaga tra il bianco delle rocce e lo svolazzare delle grandi farfalle dalle ali nere – con macchioline bianche – al mostrarsi di un sole altalenante tra le nubi.
In lontananza si staglia l’antico edificio, la torre di Bob, le casette – le une abbracciate alle altre, che si susseguono lungo il percorso che ho amato percorrere a piedi nudi per sentirne essenza e vibrazioni.
Castrovalva con il suo profilo corre ritto verso il cielo, e rimane li… sospeso nel nulla e nel tutto, dondolando dolcemente.

Lo scorrere veloce del vento tra le fronde e le pietruzze mosse dai miei passi, sono gli unici rumori che odo nelle prime ore del mattino, poi il vociare si fa più fitto. Incontro lo sguardo di tutti i miei compagni di avventura, e sorrido.

Da quando ho mosso i primi passi lungo il sentiero ho perso tutti i miei riferimenti. Forse sarà semplice suggestione, ma d’un tratto mi sembra che il vento porti al mio orecchio domande che da tempo ho lasciato senza risposta.  Mi fermo, mi guardo attorno, mi sporgo in avanti socchiudendo gli occhi e concentrando tutta la mia attenzione sui suoni che mi circondano.

Ora anche il vento è calato.

Cavolo, di posti come questo ne avrò visitati tanti, alcuni anche ben più strani per non dire pericolosi. E’ l’atmosfera nella quale, a mia insaputa e senza volerlo, galleggio da quando sono giunta che mi sta tirando un brutto scherzo. Filamenti di magia corrono ad aggrovigliarsi alle mie caviglie e ai miei polsi trascinandomi in un viaggio che non è più tra le strade del borgo, ma dentro me stessa.

Prospettive distorte è una fiaba d’estate che ci insegna che Il coraggio non vuol dire non avere paura. Coraggio vuol dire non permettere alla paura di fermarti. E’ una favola rivolta a tutti quelli che pensano e dicono in continuazione di sentirsi persi, di non sapere più chi sono. A chi crede sempre un po’ meno in se stesso e un po’ di più nei propri difetti. Non pensiate di essere difettati o deboli: è giusto sentirsi così, ogni tanto. Ma per rimettere in ordine la propria vita bisogna partire dalle basi, che di solito sono quelle che fanno più male a muovere, a scardinare.

Nel momento in cui mi ricordo i miei valori, la scelta viene da sè. Ricordatevi chi siete, da dove venite e che tutto ciò che non vi piace beh.. solo voi avete il potere di cambiarlo, se davvero lo volete.
Avete davanti una vita per sistemare ciò che non vi rende completi.. per poi magari capire lungo la strada che la vita supera di gran lunga le aspettative dei sogni. Limiti che si trasformano in sfide e ostacoli che diventino nuovi traguardi.

Prospettive distorte per me ha significato proprio questo e mi ha aiutato… sembrerà strano, ma più che un festival è stato per me un percorso terapeutico di consapevolezza del se.

Ci sono momenti in cui lo specchio ci rimanda immagini che non ci piacciono di noi stessi. Quei momenti che sempre passano nella vita di tutti. E troppo spesso ci innervosiamo finendo per peggiorare la situazione. .. quello che ho imparato io è che in questi momenti qui bisogna abbracciarci di più. Bisogna chiedere – avere il coraggio di chiedere – a chi ci sta accanto di avere pazienza e sostenerci un pizzico di più.

Avere gente accanto più simile a se, che lavora e crede nella propria passione, che crea arte e bello, che condivide con te racconti, esperienze, paure ed emozioni, o anche solo una birretta in silenzio all’ombra. Bisogna non prendere di punta questi momenti ma lasciare che ci avvolgano.

(solo) due mattine per avere nuovi rituali… E a pensarci bene sono proprio i rituali che ti coccolano, ti consolano, danno un ritmo ad ogni quotidianità. A volte bisogna crearsene di nuovi, anche passeggeri. Altre volte bisogna ricordarseli. Bisogna adattarli a tutte le vite che ci troviamo a vivere nella nostra vita.. e loro sono lì: flessibili e malleabili nella loro ricorrenza.

Da sempre la figura e l’opera di Escher sono state oggetto di citazioni, recuperi e riferimenti nella musica, nel cinema, nell’arte stessa. Tra le citazioni più recenti in Italia c’è un brano di Caparezza, Fai da tela, dove, oltre a menzionare diversi altri artisti, il cantante recita “da Escher non si esce” sintetizzando così l’effetto rompicapo che sortiscono le opere dell’incisore olandese… ecco… anche da Castrovalva non si esce… per niente.

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