Progetto Sycamore

Lo scorso Maggio È stato presentato in conferenza stampa a Vasto il progetto europeo di economia civile e di comunione Sycamore, promosso da FormaMentis con il sostegno dell’amministrazione comunale.

L’idea del progetto Sycamore parte dalla convinzione di tutti i partner che senza una nuova cultura economica e del lavoro è difficile immaginare un futuro sostenibile. L’Economia di Comunione (EdC) risponde pienamente a tale desiderio, in quanto opera per stimolare il passaggio dell’economia e della società intera dalla cultura dell’avere alla cultura del dare e rappresenta una realizzazione concreta del fenomeno dell’economia sociale. E’ un progetto che impegna le imprese ad andare oltre la loro normale vocazione, inserendo tra gli scopi ordinari quello della redistribuzione della ricchezza mettendo in comunione i profitti secondo tre obiettivi: l’aiuto di persone in situazione di indigenza attraverso varie forme di intervento, tese all’inclusione comunitaria e produttiva; lo sviluppo dell’impresa e cioè il suo consolidamento, che porta alla creazione di nuovi posti di lavoro; la formazione continua e permanente dei lavoratori sulla cultura di comunione e del dare”.

“Nel primo anno di vita, l’obiettivo che il progetto Sycamore si propone di raggiungere è dunque la diffusione dei principi dell’EdC, soprattutto tra i giovani, nella regione Abruzzo e più specificatamente nella zona Pescara-Val di Sangro-Vasto attraverso varie azioni: la formazione di una nuova figura professionale Educatore/Facilitatore Placement Europeo; lo sportello informativo; la Scuola Popolare; laboratori esperenziali; seminari formativi all’interno dell’Università D’Annunzio presso la Facoltà di Economia”.

Ho preso parte alla lezione svoltasi presso la pinacoteca del Palazzo d’Avalos nella giornata di ieri 23 Giugno e credo che tornerò per seguire anche le lezioni successive.

Ho trovato questo incontro stimolante e molto interessante.

Io credo che la coesione sia un input per produrre qualità, e il contrario non è vero. Da qui viene fuori il tema dell’artigianato, che incorpora plasticamente la dimensione della qualità dell’Italia. Se è vero che la qualità postula la coesione sociale, è anche vera una prospettiva di sviluppo che si costruisce sull’artigianato, sull’artigianato digitale e sul Made in Italy, che non possono prescindere dalla socialità.Levee0.jpg

Un altro elemento che vedo fortissimo è che queste nuove forme di produzione incorporano anche delle nuove modalità di aggregazione: I fablab, i co-working o le botteghe non sono i nuovi circoli Acli o Arci, ma in qualche modo chi vi partecipa risponde anche a una domanda di fare e non solo di senso. Che si traduce nel fare insieme, in una dimensione fisica di prossimità.

Lo sviluppo delle nuove comunità passa per l’artigianato, e l’homo faber è il fulcro di questo nuovo paradigmaIW_BevilacquaTessuti_2.jpg

 

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